Termine inglese molto in uso ultimamente, ha nel suo significato originale quello di intelligente, brillante, elegante, sveglio, rapido.

Riferito a una persona, si intende quindi qualcuno di pronto, reattivo, intuitivo.

Non è solo una questione di essere intelligenti in senso stretto, ma di essere ricettivi, veloci nell’apprendimento, predisposti ad adattarsi a un mondo che evolve con una grande rapidità.

Adeguarsi alle nuove realtà, qualsiasi esse siano, diventa condizione indispensabile per essere adeguati ai cambiamenti, informati, aggiornati e quindi appetibili per le aziende.

Saper apprendere nuovi processi informatici, elettronici e digitali è fondamentale non solo e non tanto per la propria vita privata, quando soprattutto per il mondo del lavoro in cui si è inseriti. Diventa una soft skill imprescindibile, una caratteristica che può fare la differenza, soprattutto se si aspira a lavorare in determinati contesti.

Basti pensare ai termini smartphone, smartwatch, smart TV, per esempio, in cui appare chiaro come la funzione principale, telefonare, segnare l’ora, guardare programmi televisivi, sia stata affiancata da molte altre utilità e funzionalità, quasi sempre personalizzabili. 

Gli oggetti sono lo specchio del nostro tempo e questi ci parlano di un mondo integrato, completo, a nostra misura e somiglianza, in cui avere tutto o quasi a portata di click, possibilmente in pochi strumenti ben concepiti, che non siano solo oggetti ma esperienze da raccontare e condividere.

Dagli individui si passa alle cose, con i dispositivi di smart home, in grado di rendere le case “intelligenti” grazie alle nuove tecnologie, ai luoghi come la smart city, una città in cui vivere che sia attenta ai bisogni e alle esigenze dei cittadini, aggiornata nelle informazioni e nelle tendenze, radicata nel territorio, sostenibile, che garantisca una migliore qualità di vita e un minor impatto ambientale, grazie all’utilizzo intelligente delle tecnologie; fino ad arrivare alla smart economy: un’economia che si rinnova grazie alla tecnologia e che comprende le città e lo sviluppo finanziario, l’imprenditorialità più recente e innovativa, un’elevata flessibilità nel mondo del lavoro, la capacità di trasformarsi, adeguarsi, anticipare i tempi.

Riferito al mondo aziendale, troviamo il termine smart spesso abbinato al lavoro e alle aziende: smart working e smart company.

  • Che cos’è lo Smart Working?

Nonostante si senta spesso questo termine, soprattutto ultimamente, ancora poche persone sanno che cosa sia realmente, compresi gli imprenditori.

La traduzione italiana in “lavoro agile” non aiuta, anzi forse rischia di confondere.

In molti pensano che lo smart working sia semplicemente “lavorare da casa” e non in ufficio per alcuni giorni alla settimana o per un periodo di tempo, avere orari e sede flessibili, come se un mero cambio di luogo fosse sufficiente a definire una modalità più complessa.

Lo smart working è una scelta aziendale che coinvolge risorse umane, tecnologie, spazi, tempi, ma soprattutto strategie. È una modalità di organizzare l’azienda, una scelta “culturale”.

Non si può ridurre l’impatto e l’innovatività di questa modalità di lavoro a qualche giorno al mese in cui si lavora da casa.

La diffusione del concetto di smart working e la sua applicazione hanno avuto una crescita sorprendente ed esponenziale negli ultimi anni, anche in Italia, a dimostrazione della sua ventata rivoluzionaria.

Lo smart working è un cambiamento epocale del modo di lavorare, strutturale, di strategie e di vision, di comunicazione e di problem solving.

Significa favorire e valorizzare la responsabilizzazione, la fiducia e la trasparenza nelle persone, dai vertici alle basi, come cambiamento che coinvolge tutti. È una scelta di un’azienda che dimostra di apprezzare i propri dipendenti, di avere fiducia non solo nelle capacità, ma anche nell’autonomia e nella correttezza, pur non vedendoli fisicamente seduti a una scrivania. 

Smart working significa comprendere che i risultati si raggiungono se le persone sono valorizzate e non controllate, indipendentemente dalle modalità o dai processi, se è il lavoro è visto come un insieme di processi che coinvolgono le persone ma anche le risorse, gli spazi, gli atteggiamenti; la disponibilità del lavoro ad adattarsi a uno stile di vita “smart” e non il contrario.

  • Com’è un’Azienda Smart o Smart Company?

Un’azienda smart è l’insieme di quanto detto finora sia in termini di scelte strategiche che di valori. È sicuramente un’azienda che applica lo smart working, ma non solo. È un’azienda all’avanguardia, che sa di non potersi permettere di rimanere indietro rispetto alle nuove tendenze, che sostituisce la rigidità con l’agilità nell’affrontare nuove sfide globali, ma anche settoriali o interne. 

Con l’attenzione puntata alle proprie risorse umane, una smart company ne comprende le esigenze e cerca di accoglierle, dando maggiore autonomia alle persone in termini di orari e luoghi di lavoro e puntando sulla responsabilizzazione e sul raggiungimento dei risultati.

Non è il controllo che rende i dipendenti produttivi, tutt’altro. Ormai questo è un concetto superato e al suo posto si sta facendo strada la convinzione che sono il senso di appartenenza, la condivisione, il coinvolgimento nelle scelte aziendali che stimolano a lavorare meglio, con più impegno e soddisfazione.

La tecnologia è parte integrante della nostra quotidianità: ha modificato il nostro modo di vivere, di relazionarci, di comunicare e inevitabilmente di lavorare all’interno delle imprese.

Un’azienda smart non solo è consapevole dei cambiamenti, ma sa coglierne l’immensa potenzialità, sa vederne i benefici economici e organizzativi, l’opportunità di applicare questa trasformazione alla direzione aziendale e declinarla in tutte le sue diramazioni.

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